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  Robert Wyatt - L'uomo venuto dal presente - Muzak 8 - Dicembre 1975






Robert Wyatt

L'uomo venuto
dal presente

Voce, strumenti a fiato e tastiera. Ogni imprevisto, anche l'incidente che gli ha tolto l'uso della gambe, è realtà da capire e esprimere. Questa la ricchezza di Robert Wyatt

Wyatt è un personaggio chiave nella musica britannica: ha concorso più volte a innovarla, prima quale membro del gruppo Soft Machine, poi con un album « solo », End of an Ear. Le sue composizioni più note di di questo primo periodo — Save Yourself, Moon in June della mente umana », veno altrettanti punti fermi nell'evoluzione del pop inglese.

Se si avverte una « proiezione, Las Vegas Tango — sodi paura, Wyatt non è presente. Se ci sono concetti, angoscia del non provato, canoni e pregiudizi in un gruppo musicale, Wyatt non ci suonerà mai, né mai li ascolterà. Intende sottoli-nearlo: « Io odio le cose inesistenti e guardo avanti, indietro, di fianco e sotto di me, come se mi trovassi immerso in una sfera ».

Nel 72, dopo un bel concerto al King's Cross Cinema da mezzanotte alle due, disse a proposito: « Io credo nel reale, in tutto ciò che esiste, nel conoscibile e nell'inconoscibile. Voglio provare ad esprimerlo con un solo tocco di bacchetta sulle pelli ». Wyatt, con il suo gruppo Matching Mole, viveva nel presente.

La suite incise come Instant Pussy-Signed Curtain-Part of the Dance sul primo album dei Matching Mole è la prima chiara anticipazione del Wyatt attuale. Dal vivo, egli la svolge in due ore di suoni improvvisati e canta « questa è la prima strofa, questa è la seconda strofa, questo è il ritornello, o forse un passaggio, o qualsiasi altra parte della canzone che sto cantando » su una base totalmente informale, con il tempo che slitta e segue un ordine diverso dai 7/4 o 13/8 codificati. "



Vengono dalla suite gli spunti per il secondo « The little red Record », che presenta Wyatt sempre più ironico ed incomprensibile a chi tenta di renderlo « personaggio del pop ». In realtà lo svolgimento è ben misurato, quasi previsto, più costruito della media usuale. Solo a tratti l'opera avrà seguito. Il Wyatt di oggi ha lasciato ad altri quel modo di comunicare, s'è rimesso da un incidente che gli ha impedito l'uso sciolto della batteria. Le nuove opere hanno centro nella sua voce, in strumenti a fiato e a tastiera. Egli ha ancora una forma coraggiosa d'esprimersi se non altro perché ha pur l'accortezza di immaginare ogni imprevisto come fattivo ed accettarlo come parte integrante della propria evoluzione musicale: « Se avessi continuato nel ruolo di batterista / cantante, Rock Bottom non sarebbe mai uscito dalla mia mente. Ho risolto logicamente anni di frustrazione e di ricerca in buona parte frenata da cause esterne... Con Rock Bottom ho capito il lavoro che ho da svolgere, sono musicista e non più cantante disoccupato ».

Le sue parole sanno di convinzione, evitano in ogni modo la disfatta. Rock Bottom è un altro atto essenziale al progresso della musica contemporanea. Vogliamo sottolineare l'importanza del Wyatt più recente, l'uomo che ha stima incondizionata per il gruppo Henry Cow, l'autore di Ruth is stranger than Richard, il collaboratore di Carla Bley, Mike Mantler e Edward Gorey in un lavoro di prossima pubblicazione: egli si è staccato dalla pura ricerca per adeguarsi a canoni da lui sperimentati. Alle sonorità inusuali preferisce comunque il timbro di un pianoforte, segno di maturità acquisita, all'impazienza di progredire sostituisce una seria applicazione. Ci si trova di fronte a un Wyatt costante, almeno nella scelta dei metodi da adottare. Egli ha svolto le intuizioni geniali connesse al « momento » e le ha fatte logica. La sua musica s'è rivolta di conseguenza: dal jazz e dal pop seguita a trarre il proprio linguaggio pur mantenendosi al di fuori di essi.

Questo non significa indecisione, ma reale impegno, im-possibilità da parte di Wyatt di rimaner legato all'uno o all'altro aspetto musicale, sia nella forma che nei contenuti che man mano gli si crede di attribuire con esattezza. Ruth is stranger than Richard è opera di non minor valore delle altre e la propria intima coerenza è effettivamente più sottile, più difficile da cogliere.

Fra le parti di pianoforte e voce, fra un'indicativa Song for Che scritta dal jazzman Charlie Haden per la sua Liberation Music Orchestra, fra Solar Flares ed un brano ispirato dal compositore Offenbach, si coglie la volontà di una posizione intellettuale.

Non più il Wyatt « alla ricerca di una nuova terra », dunque anche se, di tanto in tanto, ama ancor la beffa e la dissacrazione, ama ancora distruggere e osservare senza aver voglia di costruire.

Mauro Radice




 

Note su Robert Wyatt

Alcuni accenni sulla vita di Wyatt: nel 1963 inizia con i Wilde Flowers quel movimento di ricerca musicale che viene erroneamente definito «scuola di Canterbury », sperimenta la simbiosi fra jazz, musica elettronica e concreta, elabora studi sul be bop di Thelonius Monk e Charlie Parker in particolare, sulla possibile compenetrazione della musica nel colore e da ultimo nella luce ( « flusso d'energia immateriale », nelle sue parole), sulla conseguente ricezione e risposta immediata del pubblico. Dal 1967 suona con la Soft Machine in centri di ricerca, in galleria d'arte, accompagna in tournée Jimi Hendrix e si associa nell'esperimento visivo a Mark Boy le, creando uno spettacolo « totale » chiamato Sensual Laboratory.

I tempi del « diverso a tutti i costi » hanno punto nel 1967 all'avvenimento globale di Saint Tropez. Ma la ricerca di uno sbocco musicale oltre il « jazz » e il « country rock », se con i termini intendiamo l'aspettare canonizzato di tali « generi », è appena iniziata. E Bob Wyatt sarà un passo avanti agli altri. Poco prima di collaborare al quarto album della Soft Machine, Wyatt realizza da titolare End of an Ear, sul quale appare una autodefinizione: « Cantante di pop disoccupato ». Sono presenti all'incisione amici di Canterbury e svariati nomi del jazz inglese, fra cui Phil Miller e Nick Evans. Alla fine del 71, Wyatt forma Matching Mole, con i quali incide due LP. Il gruppo, ad organico aperto, vede inizialmente l'apporto di David Sinclair alle tastiere, poi sostituito da Dave Me Rae,

Bill Me Cormick al basso e Phil Miller alla chitarra. Appena iniziata la stesura del terzo album, con Gary Windo al sax e Francis Monkman a chitarra e sintetizzatori, Wyatt cade dal balcone di una villa, perdendo quasi completamente l'uso delle gambe. Il Wyatt di ora è diverso, più maturo, evoluto. Non sta a noi entrare in merito alla sua personalità, non abbiamo né il diritto né la pretesa di farlo. Soltanto che la sua opera, dall'angoscia intellettuale degli inizi, si è trasformata. Wyatt è consapevole del suo stato, e da tale continuerà a comporre e a suonare. E' ancora fra i massimi artisti contemporanei in grado di comunicare alle masse, anche se l'ultimo album da titolare, Ruth is stranger than Richard, appare come il più sofferto e radicale dell'intera sua produzione.

 

       
     
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