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 Blues in B Minor - Musica Jazz - N. 842 - Gennaio 2021





BLUES IN
B MINOR


Un prezioso libro mette in rilievo la poesia prestata alla musica
di un autore sui generis come Robert Wyatt (con l'indispensabile
apporto della compagna di una vita, Alfreda Benge)


di RICCARDO BERTONCELLI foto di EAMONN McCABE



R


obert Wyatt pubblicò l'ultimo disco tutto e solo suo tredici anni fa, «Comicopera». Fu più un tormento che un piacere, come ebbe modo di raccontare sconsolato; segregato per quasi un mese nello studio di Phil Manzanera al terzo piano di una casa, prigioniero della sua disabilità, giunse alla conclusione che quel gioco non valeva più la fatica, specie per lui, dichiarato uomo del Novecento che con il secolo nuovo non è mai andato troppo d'accordo. Due anni più tardi provò a fargli cambiare idea Gilad Atzmon, ma ne sortì giusto una collaborazione, The Ghosts Within. Basta, il tempo passa e la decisione, per quanto dolorosa, pare definitiva. Ciò non toglie che ogni tanto la venerabile barba bianca torni a far capolino, in forma di canzone o che altro, ed è una festa; come in questa fine d'anno, con il contributo all'ultimo album di Mary Halvorson, «Artlessly Falling», e un libro pubblicato da Faber & Faber che raccoglie la gran parte dei testi delle sue canzoni (più inediti), scritti da Wyatt e dalla moglie compagna musa Alfreda Benge. Robert e «la duchessa», come la signora fu dipinta in una memorabile canzone, stanno insieme da quasi cinquant'anni, da prima del fatale incidente; e il titolo scelto per l'antologia, Side By Side, è tutt'altro che di maniera, perché senza l'amore tenace, il sostegno, il pungolo di quella donna Wyatt difficilmente sarebbe riemerso dagli abissi per compiere le prodezze che ben sappiamo.

Alla Faber amano gli eccentrici di un rock che non c'è più, se è vero che qualche mese prima di Side By Side hanno pubblicato l'integrale dei testi di Kevin Ayers, Shooting At The Moon. Bella lettura che consiglio, e doveroso omaggio a quell'amato dandy, ma Wyatt è di un altro livello. L'unico che negherebbe una simile affermazione è proprio il diretto interessato, sempre modesto, sfuggente, pronto a nascondersi sotto il mouse o nel cassetto della scrivania, tanto da averci distratto per decenni. Non credo di parlare solo per me se dico che quando si ascolta una sua canzone la corrente porta verso la voce e il cielo di emozioni che si schiude d'incanto, lasciando i versi e tutto il resto in secondo piano. Questo non in assoluto, certo, e anche senza Side By Side sapevamo del fiero impegno civile dell'autore, del suo antirazzismo e anticolonialismo, della scelta di stare con i più umili e della pena sofferta per una sinistra che da tempo non ritiene più adeguata a difendere le istanze dei lavoratori britannici. Però vedere quei pensieri messi in fila e ben inchiostrati, pagina dopo pagina, tutti insieme pur con curiosi sbalzi temporali, fa una certa impressione, fa riflettere.

Questo signore che oggi sostiene di essersi ritirato perché «anche i macchinisti dei treni a 65 anni non guidano più» e la politica ormai lo attrae più della musica, di politica in fondo ha sempre parlato nei suoi testi, «politica» nel senso più nobile del termine, guardando con attenzione e passione alla società e ai suoi problemi. Credo che nei quarantanni e più del suoi lavoro di lyricist (di poeta, su, diciamo pure) non abbia mai scritto un testo così per fare, un testo astratto dalla sua vita vera, montato come un Lego con i mattoncini del mestiere. Il poeta può ordinare la sua opera come crede (e qui lo fa in modo un po' oscuro, con tre capitoli né cronologici né tematici) ma gli argomenti appaiono e ritornano con solida continuità.




FIANCO A FIANCO
La copertina del
volume della Faber &
Faber che raccoglie
gran parte dei testi
poetici scritti da
Robert Wyatt e dalla
moglie Alfreda Benge
e utilizzati per le
canzoni dell'autore
britannico.

Già nel 1971 il «bastardo bipede sfaticato» (autoritratto ufficiale) scrive CP Jeebies, arruffato acronimo per dire il Partito Comunista britannico e per pregare quei quattro gatti di rimanere così come sono, «anacronistici» però autentici; quindici anni dopo, eccolo ancora lì con The Age Of Self, a temere profeticamente il disfacimento del movimento operaio «come un castello costruito sulla sabbia», perché «dicono che la classe operaia non c'è più. Oggi siamo tutti classe consumatrice». Ma quello è solo uno spicchio del grandangolo da cui Robert scruta l'universo mondo, sapendo volare ben oltre la sua isola infelice. In un bellissimo pezzo dei Matching Mole, Gloria Gloom, scocca un verso memorabile, «per quanto tempo posso fingere che fare musica sia più importante / di combattere per il socialismo nel mondo?». È il 1972, Wyatt passerà la vita a risolvere quel conflitto conciliando gli elementi; farà musica e lotterà per un mondo più giusto, con testi di denuncia che segneranno con unghia forte «Old Rottenhat» e «Dondestan», 1985 e 1991, ma non brilleranno solo lì.

Il poeta indignato scrive United States of Amnesia e Amber And The Amberines per denunciare gli americani «poliziotti del mondo», come diceva Phil Ochs, commenta sarcasticamente lo sfascio del pubblico per il privato in NIO (New Information Order), irride il perbenismo ipocrita in Born Again Cretin e inventa un esorcismo rap che sarebbe piaciuto ai Fugs con Foreign Accents, ripetendo ipnoticamente i nomi di Hiroshima e Nagasaki, del leader iraniano Mossadegh deposto a suo tempo dalla CIA e dello scienziato israeliano Mordechai Vanunu, imprigionato per anni e poi sottoposto a incredibili restrizioni della libertà personale per avere rivelato l'esistenza di armi nucleari segrete dello Stato di Israele. Sono giusto esempi, il ventaglio è più ampio e pervade ogni opera. Le lotte sociali appassionano Wyatt mentre la questione religiosa lo turba, lo confonde. È sempre del 1972 quella desolata «lettera a Dio», God Song, in cui il ragazzo vicino alla sua linea d'ombra si dispera per l'assurdità di un mondo che non capisce, per una religione che impone «regole impossibili», per una divinità lontana che si rifiuta di mostrarsi. Tanti anni dopo, ai tempi delle ultime opere, quella confusa rabbia diventerà il sarcasmo di Be Serious!, scettico peana contro le certezze di tutte le fedi.


La sua filosofia di vita Robert Wyatt l'ha espressa al meglio il giorno in cui ha spiegato che «metterla in ridere è una faccenda molto seria. Alla lunga è l'unico modo che ho di prendere la vita. La prendo come uno scherzo, al di là della tragedia». Uno degli impagabili doni di Side By Side sta proprio lì, nei lampi di paradosso e ironia che percorrono i testi e non sono «intermezzi» per addolcire la medicina di argomenti gravi, e non riguardano solo gli spensierati (si fa per dire) anni giovanili. Il Wyatt dei Soft Machine scrive una «introduzione patafisica» in onore dell'amato Jarry, dialoga assurdamente con il figlioletto in Dada Was Here e sposa la tesi dei testi mutevoli, da riscrivere all'impronta; lo fa con il suo capolavoro giovanile, Moon In June, con una versione «dedicata» per una trasmissione BBC che il libro opportunamente preferisce all'originale. Mantiene quel gusto con i Matching Mole (memorabile Signed Curtain, degna di una «bustina di Minerva» di Umberto Eco) ma anche da grande non dimentica la lezione dei limerick, dei giochi di parole, degli scambi di senso. Segnalo Rearranging The Twentieth Century, una eruzione 2004 di «in the beginning was the bird/ And The Bird was Bop/ That's Be-Bop - short for BeelzeBop» e via così, anche se la mia preferita è Blues In Bob Minor, sorprendente gioco a incastro di citazioni & indignazioni che si può ascoltare su quel dimenticato capolavoro che è «Shleep». Bob Minor perchè il Major è Dylan, naturalmente, e la fonte originaria Subterranean Homesick Blues, con il suo flusso vertiginoso di immagini che serve a Wyatt per montare un caleidoscopio di storia antica e moderna, combinando il (non) feroce Saladino con Lester Young, Fats Navarro e il diplomatico Roger Casement sul tema della presunta superiorità dell'uomo bianco. Ancora una volta et et; vorticosi esercizi paroliberi e versi appuntiti scagliati come frecce contro una società che prosegue sulla sua cattiva strada.





C'è anche Alfreda «Alfie» nel libro, non si può dimenticarla, e non solo perché la seconda parte di Side By Side è sua, con i testi offerti al marito dagli anni Ottanta (da quanto par di capire, «la duchessa» sarebbe entrata volentieri in azione anche prima). Il suo è più un diario che un florilegio di versi, diviso per temi a partire da un viaggio in Spagna alla metà di quel decennio che diede alla coppia uno dei rari momenti di vita libera e serena. Ma Alfreda appare anche nella prima parte del libro, evocata più di una volta dal marito con liberi voli di fantasia; in Alifib, in Sea Song, stazioni classiche del culto wyattiano, nello scherzo di The Duchess che dicevamo e in un'altra deliziosa filastrocca mai messa in musica, che peccato, The Road. Lei è più discreta, Robert c'è nella sua vita ma nei testi è solo sullo sfondo. Fa eccezione Just As You Are, tenerissimo spaccato di vita nato da una intuizione di Brian Eno ai tempi di «Comicopera». Per sfruttare lo studio un giorno in cui manca il tecnico, Eno ordina a Wyatt di comporre la traccia di una canzone in venti minuti e ad Alfreda nello stesso tempo di metterci un testo. La rapidità spinge Alfie a essere spiettamente sincera; e in quella pagina scritta di getto mette tutto il suo dolore e amore per l'uomo con cui ha passato la vita e che teme di perdere, schiavo dell'alcol e della depressione. «Non cambierò nulla della tua vita», scrive comunque facendosi forza, «cercherò di amarti in ogni caso, così come sei». È un promessa quando la canzone viene pubblicata nel 2007, è una certezza oggi, dopo un lieto fine di sobrietà che Alfreda festeggia nelle note.

Side By Side ha una introduzione di Jarvis Cocker che non dice molto ma ci sta bene; l'ex signor Pulp è un bel tipo e per inciso il suo disco dei mesi scorsi, «Jarv Is», vale l'ascolto. Ma anche le intro di Robert e Alfreda non sono decisive. Per capire l'opera e intenderne il senso bisogna spigolare tra le 190 pagine con i bei disegni della signora, e imbattersi per esempio in un testo come Free Will And Testament, che in una pagina racchiude una vita, una personalità e, en passant, qualche secolo di riflessioni filosofiche su chi siamo e a cosa siamo destinati. Anche Alfreda può spiegarsi meglio con un testo, e in sei versi soltanto. Shelter From The Storm.
«Lui non era alto / non più di un bidone con le ruote / ma era un gigante fra gli uomini. / Lei era alta / e grande come una quercia / con il cuore di un passerotto.»





       
     
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