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Robert Wyatt - Ci fidiamo di lui - Rockerilla - 15 Ottobre/15 Novembre 2007

Robert Wyatt
CI FIDIAMO DI LUI di Domenico Caccamo e Giancarlo Costamagna
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Quando, durante un'intervista su BBC4 in una trasmissione tributo a Robert Wyatt, l'intervistatore chiese alla moglie Alfie se avesse mai visto Robert in qualche modo depresso o triste per la sua situazione, lei rispose di getto: "Quando capita la ragione non è da ricercarsi nella sua invalidità piuttosto per le ingiustizie e le brutture che vede nel mondo; possiede al suo interno una forza enorme, straripante di energie positive".
La sua invalidità infatti non ha mai rappresentato un freno alla sua indomita creatività. Dalla dolce poesia di "Rock Bottom", alla denuncia politica dei desaparecidos con "Dondestan". Dall'escapismo poetico di "Shleep" alle sfumature sperimental jazz-noir di "Cuckooland". Il suo cammino creativo è stato davvero costellato di magiche emozioni ricche di stile e personalità. Oggi Robert Wyatt ritorna con un nuovo episodio, un'ode alla sua vita. Un tributo sincero all'amore ed all'amicizia. Un affare assai intimo. Intervistare Robert Wyatt è come parlare ad un vecchio amico che non vedi da tempo...
- Sono trascorsi quattro anni dal tuo ultimo lavoro, "Cuckooland". Al di là dell'impegno profuso per comporre il nuovissimo disco, sei stato oltremodo coinvolto in svariate collaborazione con David Gilmour, Steve Neive, Max Richter e Bjork. Quale tra queste consideri la più gratificante?
«Non sono in grado di stilare un elenco di preferenze. E' stato un onore ed un vero piacere ricevere tutte queste richieste di collaborazione. La più sorprendente è stata sicuramente Bjork la quale in occasione di una visita a casa mia si è mostrata davvero speciale, ricca di personalità, elettrica, intelligente, simpatica ed assai ispirata. Essere poi nell'opera di Steve Neive è stato meraviglioso. Muriel Teodori, che ha scritto l'opera di Neive 'Welcome To The Voice', è un'altra persona assai interessante. David Gilmour (Pink Floyd) è un vecchio amico a cui non direi mai di no. Ed infine all'album di Max Richter ho regalato alcune parole, emozionandomi».
- Le collaborazioni sono state certo un'esperienza positiva, ma non hai mai pensato di produrre qualcuno. Ti è mai stato chiesto?
«Ci ho pensato anche se onestamente nessuno me lo ha mai chiesto. Mi piacerebbe. Tuttavia già i musicisti con cui collaboro sono profondamente liberi di muoversi in qualsiasi direzione sotto la mia ispirazione. Per esempio nel mio nuovo album Annie Whitehead, Gilad Atzmon e Paul Weller hanno espresso situazioni musicali totalmente diverse rispetto a quelle che normalmente sono soliti esprimere, ed è stato assai stimolante».
- Chi davvero ti piacerebbe produrre?
«Chissà, è difficile rispondere. So che Cristina Donà pubblicherà a breve un nuovo disco. Ecco mi piacerebbe produrre la Donà. Gradirei incontrarla nuovamente e fare qualcosa per lei. Posso infine aggiungere che ho appena iniziato uno sfumato lavoro di produzione per Monica Vasconcelos (che canta nella traccia n.2 "Just As You Are"), una favolosa cantante brasiliana trasferitasi a Londra. Sta preparando il suo album di debutto tutto in inglese con l'aiuto mio e di mia moglie Alfie, sui testi».
- Siamo rimasti un po disorientati dal titolo del nuovo lavoro "Comic Opera' or 'Comicopera'?
«E' un titolo buffo. Mi è stato riferito che il nome ha origini portoricane e significa "Buffa coppia". Tuttavia la mia scelta quando ancora ero all'oscuro di questo è stata quella di giocare quasi fosse un piccolo puzzle composto da alcune lettere dell'alfabeto».
- "Cuckooland' era diviso in due atti "Neither here" e "Not there", mentre "Comicopera" è invece composto da tre atti: "Lost In Noise", "The Here And The Now" e "Away With The Fairies". Puoi spiegarci come le singoli canzoni si collegano ai tre atti, cominciando con 'Lost In Noise'?
«Lost In Noise" è un pezzo che indaga situazioni assai personali ed in particolare la relazione tra un uomo ed una donna interrotta bruscamente da un evento luttuoso, un sogno a tinte scure, alle volete anche i legami più stretti possono conoscere una fine tragica».
E l'atto due: "The Here And The Now"?
In questa parte esploro più direttamente la realtà quasi fossi un viaggiatore errante in giro per il Regno Unito dove
ho visto paesaggi bellissimi ma anche cose tristi ed assai disturbanti».
Non ci resta che l'ultimo atto: 'Away With The Fairies'?
"Away With The Fairies" raccoglie mie considerazioni che attestano quanto sia "invidiabile" l'Inghilterra, che ha deciso
di spedire soldati in altri paesi del mondo per portare morte : distruzione. Sono onestamente disgustato da questa situazione. Penso all'invasione dell'Iraq, un paese che mai aveva minacciato l'Inghilterra. Sono ormai troppe le volte in cui il nostro paese, l'Europa e l'America in virtù di un supposta missione di civiltà distribuiscono morte in paesi come Iraq, Libano, Iran e Siria.
Missioni senza senso, colonialismo spicciolo, mascherato da voglia di esportare democrazia».
- Puoi citarci quali sono le canzoni di "Comicopera" a cui sei più affezionato?
«C'è una splendida canzone 'Del Mondo' che canto in italiano a cui collabora il Consorzio Suonatori Indipendenti, già apparsa in altra versione in "The Different You - Robert Wyatt e noi", un tributo di artisti italiani nei miei confronti. E' un atto sincero che esprime i sentimenti messi a nudo. Poi amo particolarmente "Cancion de Julieta', un pezzo collegato a Garcia Llorca, un surrealista omosessuale che fu ucciso dai fascisti e che riporta alla mente il reale rischio rappresentato dal fanatismo politico-religioso. Ed infine "Hasta Siempre Comandante" (Carlos Puebla), una canzone della mia generazione a proposito del buon vecchio Che Guevara dove abbiamo cercato di combinare Cuban folk style music con elementi più moderni, coadiuvato dalle belle voci di Monica Vasconcelos e Karen Mantler».
- "Comicopera" miscela stili musicali svariati dal rock all'avant garde, dal pop al jazz, come sei riuscito a raggiungere l'equilibrio in questo caleidoscopio multicolore di stili?
«E' stata una scelta squisitamente musicale. E forse a tratti era già successo nei miei precedenti lavori "Shleep" and "Cuckooland". E' stato magico e complesso interagire con tutti i musicisti coinvolti di volta in volta. Abbiamo mescolato più che sovrapposto i diversi stili e le differenti attitudini strumentali, .e ciò è stato possibile perché ormai ci conosciamo da oltre dieci anni e possiamo considerarci una piccola famiglia. Ed è stato emozionante riuscire ad avere insieme Brian Eno e Paul Weller, così distanti ma così vicini».
- Per noi 'Comicopera' rappresenta una sorta di percorso a ritroso che traccia la tua vita in musica a partire da 'Rock Bottom', sei d'accordo?
«E' proprio così, è un disco molto autobiografico. Un movimento graduale che nasce da un processo di profonda introspezione personale, poi muove verso le relazioni con altri soggetti e poi più avanti con la cruda realtà del mondo intero. E' assolutamente pertinente. Non ci avevo pensato così diffusamente ma credo che abbiate colto nel segno. E' un bel modo di descrivere il nuovo disco, credo che assuma persino più significato in questo contesto. Tuttavia non è stato intenzionale perché quando compongo musica non indago e scandaglio ciò che accade dentro me. In questo senso sono molto istintivo».
- Quali ritieni siano stati i momenti di più grande soddisfazione vissuti nella tua lunga carriera?
«Sicuramente una paio di momenti trascorsi con il mitico Mongezi Feza (morto di polmonite nel Dicembre 1975 all'età di 30 anni) che collaborò con la sua scintillante tromba a "Rock Bottom'. E poi suonare con Keith Tippett nel progetto dei Centipede "Septober Energy" del 1971 con la crema dei musicisti jazz rock inglesi di quel tempo».
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